«Il mare d’inverno non posa: si offre così, nudo, tra ruggine e luce che si arrende al freddo.”
Ci sono mesi che non hanno bisogno di fare scena per farsi sentire.
Novembre è uno di quelli: la città si svuota, il passo accelera, e tutti cercano solo un posto caldo dove rientrare.
Il mare, invece, resta lì. Freddo, diretto, senza la vanità dell’estate.
E mentre gli altri tirano su i colletti e scompaiono, io vado verso il molo.
Il mare d’inverno non consola, non intrattiene, non ammicca.
È sincero.
E la verità, si sa, non piace quasi mai a chi ha fretta.
Questa immagine nasce proprio da quel freddo: il molo tagliato dal tramonto, attraversato da un vetro che spezza la luce come farebbe il vento quando cambia all’improvviso.
Il mare dietro non si fa bello: resta scuro, fermo, quasi testardo.
Eppure è lì che parla più forte.
In quelle schegge di riflessi che ti chiedono:
«Hai davvero guardato?
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